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Art. 2038 cc – Alienazione della cosa ricevuta indebitamente

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Codice Civile

Articolo 2038

Alienazione della cosa ricevuta indebitamente

Chi, avendo ricevuto la cosa in buona fede, l’ha alienata prima di conoscere l’obbligo di restituirla è tenuto a restituire il corrispettivo conseguito. Se questo è ancora dovuto, colui che ha pagato l’indebito subentra nel diritto dell’alienante. Nel caso di alienazione a titolo gratuito, il terzo acquirente è obbligato, nei limiti del suo arricchimento, verso colui che ha pagato l’indebito.

Chi ha alienato la cosa ricevuta in mala fede, o dopo aver conosciuto l’obbligo di restituirla, è obbligato a restituirla in natura o a corrisponderne il valore. Colui che ha pagato l’indebito può però esigere il corrispettivo dell’alienazione e può anche agire direttamente per conseguirlo. Se l’alienazione è stata fatta a titolo gratuito, l’acquirente, qualora l’alienante sia stato inutilmente escusso, è obbligato, nei limiti dell’arricchimento, verso colui che ha pagato l’indebito.


 

Giurisprudenza:

Risoluzione del contratto d’investimento in valori mobiliari – Quando sia dichiarata la risoluzione del contratto d’investimento in valori mobiliari, si ingenerano tra le parti reciproci obblighi restitutori, dovendo l’intermediario restituire l’intero capitale investito, mentre l’investitore è obbligato alla restituzione del valore delle cedole corrisposte e dei titoli acquistati, secondo la disciplina di cui all’art. 2038 c.c.; i reciproci crediti vantati dalle parti, ove ne ricorrano i presupposti, possono compensarsi legalmente, ai sensi dell’art. 1243 c.c. (In applicazione del principio, la Corte, cassando la pronuncia impugnata ha prescritto alla Corte d’Appello in sede di rinvio: di valutare le domande restitutorie con riguardo, rispettivamente, alla somma originariamente investita ed alle cedole ed ai titoli oggetto dell’investimento; di verificare se i titoli fossero ancora nella disponibilità degli investitori; di verificare la sussistenza dei presupposti della compensazione nei limiti della coesistenza dei crediti; di statuire sulla domanda risarcitoria con riguardo al … continua a leggereCassazione Civile, Sezione 1, Sentenza 30-1-2019, n. 2661

 

Nullità del contratto d’investimento – Accertata la nullità del contratto d’investimento, il venir meno della causa giustificativa delle attribuzioni patrimoniali comporta l’applicazione della disciplina dell’indebito oggettivo, di cui agli artt. 2033 ss. c.c., con il conseguente sorgere dell’obbligo restitutorio reciproco, subordinato alla domanda di parte ed all’assolvimento degli oneri di allegazione e di prova, avente ad oggetto, da un lato, le somme versate dal cliente alla banca per eseguire l’operazione e, dall’altro lato, i titoli consegnati dalla banca al cliente e gli altri importi ricevuti a titolo di frutti civili o di corrispettivo per la rivendita a terzi, a norma dell’art. 2038 c.c., con conseguente applicazione della compensazione fra i reciproci debiti sino alla loro concorrenza. Cassazione Civile, Sezione 1, Ordinanza 16-3-2018, n. 6664

 

Annullamento del decreto di espropriazione – Poiché il ricorso giurisdizionale di annullamento del decreto di espropriazione non è suscettibile di trascrizione, non operano gli effetti della trascrizione della domanda diretta a far dichiarare la nullità del titolo di acquisto dell'”accipiens” e la sentenza di annullamento pronunciata nei confronti dell’espropriante – alienante non è opponibile ai successori a titolo particolare, che abbiano trascritto il loro titolo di acquisto; conseguentemente, resta esclusa ogni pretesa del solvens verso il terzo acquirente dell’accipiens, se non, ai sensi dell’art. 2038 cod. civ., nei limiti del corrispettivo dal terzo ancora dovuto o nei … continua a leggere ► Cassazione Civile, Sezione 1, Sentenza 1-2-2002, n. 1289

 

Annullamento del decreto di espropriazione – Interpretazione e qualificazione giuridica della domanda – Nel giudizio avente ad oggetto la domanda nei confronti del terzo acquirente di restituzione del bene acquisito in base ad un decreto di esproprio, poi annullato dal giudice amministrativo, il ricorrente in cassazione che invochi l’applicazione della disciplina in tema di “alienazione della cosa ricevuta indebitamente” (art. 2038 cod. civ.) prospetta la corretta qualificazione giuridica della pretesa azionata e non introduce una questione nuova non proponibile per la prima volta in sede di legittimità. Cassazione Civile, Sezione 1, Sentenza 1-2-2002, n. 1289

 

Urbanistica – Modi di attuazione della disciplina urbanistica – Piani regolatori comunali – Attuazione dei piani regolatori – Con riguardo al contratto, con il quale il privato, ai sensi e sotto il vigore dell’art.. 24 della legge urbanistica 17 agosto 1942 n.. 1150, abbia ceduto al comune porzioni di suolo per la realizzazione di vie o piazze pubbliche, a scomputo del contributo di miglioria, la sopravvenuta impossibilità della istituzione del contributo medesimo, per effetto della sua abolizione (legge 5 marzo 1963 n.. 246), non determina nullità, ma implica l’obbligo dell’ente di corrispondere il prezzo della cessione, corrispondente al valore dei beni ceduti. Peraltro, qualora detto contratto sia stato dichiarato nullo, con pronuncia passata in giudicato, deve ravvisarsi un’ipotesi di indebita ricezione di cosa determinata, la quale comporta lo obbligo di restituzione a carico del comune, secondo la disciplina degli artt. 2033, 2037 e 2038 cod. civ., ovvero, per il caso in cui tale restituzione sia impossibile per l’avvenuta esecuzione della opera pubblica, l’obbligo del comune stesso, ai sensi del terzo comma del citato art.. 2037, di indennizzare il privato nei limiti del proprio arricchimento (corrispondente all’importo dell’indennità di espropriazione che avrebbe dovuto corrispondere facendo ricorso a procedimento ablatorio), in considerazione della sua buona fede al momento della ricezione del bene, e della non configurabilità di un fatto illecito nella suddetta vicenda di trasformazione del bene privato in bene pubblico. Cassazione Civile, Sezioni Unite, Sentenza 17-6-1982, n. 3674

 

Nullità del contratto con il quale il privato abbia ceduto un’area al comune a scomputo del contributo di miglioria – La nullità del contratto, con il quale il privato, ai sensi dello art. 24 della legge urbanistica 17 agosto 1942 n. 1150, abbia ceduto un’area al comune a scomputo del contributo di miglioria, integra un’ipotesi d’indebita ricezione di cosa determinata, con il conseguente obbligo di restituzione a carico del comune medesimo, secondo la disciplina degli artt 2033, 2037 e 2038 Cod. civ.. pertanto, ove tale restituzione non sia possibile, per essere stata quell’area definitivamente destinata alla realizzazione di opera pubblica, devono trovare applicazione il secondo ed il terzo comma del citato art. 2037 Cod. civ., i quali, con riferimento all’analoga ipotesi del perimento del bene, regolano gli obblighi dello accipiens a secondo che l’abbia ricevuto in buona od in mala fede. Cassazione Civile, Sezione 2, Sentenza 9-7-1980, n. 4374